L’autostima

L'autostima

L’autostima è fondamentale per ottenere il meglio dalla vita. Poiché il proprio livello di autostima nasce da un confronto fra sé e il mondo circostante, se il confronto è errato, errate sono le conclusioni.
L’autostima è l’idea che ognuno ha di sé.
In termini molto pratici, è il voto che ci si dà. Poiché è un concetto soggettivo, ecco che dal di fuori il giudizio dato dal singolo su sé stesso che noi percepiamo possa essere del tutto diverso da quello cheoggettivamente pensiamo essere corretto.
Per esempio, un debole può avere una bassa autostima e ritenersi sempre mediocre anche quando non lo è. Viceversa un apparente può pensare che nulla gli è precluso perché in quel momento ha un notevole successo.
Quest’ultimo esempio ci fa capire come l’autostima non sia un concetto statico, ma dinamico. Come una grande azienda che normalmente è abbastanza stabile, ma può avere alti e bassi, generati da eventi che accadono in essa o fuori di essa. Ovviamente sarebbe auspicabile che l’autostima rimanesse sempre ai massimi livelli.

COME SI CREA UN’OTTIMA AUTOSTIMA
L’autostima può venire dal dentro di sé dal fuori di sé.

L’autostima da successo.
Oggi purtroppo si tende a farla provenire dal fuori di sé, attraverso la chimera del  lt successo, visto sotto le sue innumerevoli forme: ricchezza, carriera, prestigio, vittoria ecc.
Si vale se si ottiene qualcosa nel campo in cui si opera o si vive. Niente di più assurdo perché in tal modo si demanda la propria felicità a unrisultato, spesso nemmeno del tutto dipendente da noi (condizioni facilitanti, fortuna ecc.). Tale risultato è sovente talmente materiale da fare a pugni con un concetto così spirituale come la felicità. Quello che si ottiene è unsurrogato di autostima. La persona non sviluppa una vera  lt forza di volontà anevrotica, ma la sua forza è orientata solo al raggiungimento dell’obiettivo, è quindi nevrotica.

Il tuo valore è indipendente da ciò che gli altri pensano di te.  
Nessuno deve ritenersi meno importante di un’altra persona. 
Questo concetto è importantissimo. Ognuno di noi ha la propria dignità e non la si può perdere rimpicciolendo la propria identità di fronte a quella di un’altra persona. Si può stimare, ma non adorare o temere. Troppe persone si annullano di fronte a un superiore o presunto tale; ricchezza, nobiltà, gerarchia, successo: nulla di tutto ciò può giustificare il sentirsi in inferiorità di fronte a qualcuno, chiunque esso sia. Ci può essere rispetto, ma non sottomissione. Chi si spersonalizza in un mito spesso non stima abbastanza sé stesso. Pensiamo al fan che attende per ore il suo cantante o il suo attore preferito, pensiamo al tifoso che si spersonalizza nella squadra. Chi vince non è il tifoso, anche se con il suo tifo pensa di avere una parte nella storia di un successo sportivo. Sono i giocatori che sono ricchi e famosi: anche se la squadra vince il massimo trofeo, il tifoso resta solo un anonimo zero. Chi tifa dovrebbe farlo per amore dello sport che sta osservando, non per esaltare la propria personalità in una vittoria che erroneamente crede sua. Un esempio veramente preoccupante di mancanza di autostima è rappresentato dalle bande giovanili. Il singolo si riunisce in gruppo per sentirsi più forte, più importante, ma così facendo non si rende conto che firma la sua nullità esistenziale. In una banda solo il capo conta qualcosa: come può un individuo accettare di prendere ordini da un essere simile a lui in un regime fondamentalmente dittatoriale?
Vi sentite in soggezione di fronte a un superiore, non sapete rispondere con calma e pacatamente alle sue assurde pretese, vi sentite emozionati di fronte a un potente? Se è così, vi ritenete meno importanti di lui e la vostra autostima è carente. È incredibile come intere popolazioni accettino ancora la monarchia (un esempio di disistima di massa). Come è possibile accettare che per nascita una persona abbia più diritti di me?

Nessuno deve ritenersi più importante di un’altra persona.
Ovviamente non bisogna incorrere nell’errore opposto: chi si sovrastima (e pensa di essere migliore degli altri e fa di tutto perché ciò appaia) è fondamentalmente uno stupido. In antitesi alla ragazza che si crede brutta, è la donna che pensa di essere bellissima e non riesce a vedere tutti i difetti per cui gli uomini la evitano. Il concetto di autostima non ha nulla a che fare con la superba supervalutazione della propria personalità. Chi si crede importante (la classica frase: “Lei non sa chi sono io!”) in realtà non ha stima di sé in quanto il più delle volte si rende ridicolo o, nel caso dei potenti o presunti tali, si rende antipatico o odioso. Nessuno può impormi un segno di stima nei suoi confronti, chiunque esso sia. Chi pensa di avere anche il più piccolo privilegio per la posizione sociale raggiunta, per il successo ottenuto, per il grado gerarchico in cui si trova ecc. non ha una vera stima di sé; infatti se ragiona in questo modo si riterrà inferiore rispetto a chi sta sopra di lui.

Chi deve dimostrare di valere qualcosa non vale nulla.
Un mediocre giocatore di scacchi quando perde è solito accampare scuse come cali di concentrazione, varianti sfortunate o altro, mentre quando vince si autocompiace delle sue splendide partite e se ne vanta con chiunque incontri: non considera mai nemmeno lontanamente il fatto che quel giorno era l’avversario a essere poco concentrato! Uno sportivo pratica il suo sport non perché lo ama, ma perché gli consente di emergere in un gruppo di persone, gruppo all’interno del quale ha le sue vittime che deride pesantemente ogni volta che riesce a batterle. Un adolescente sfida un coetaneo in una prova di coraggio e, se lo sfidato rifiuta (perché più furbo), lo deride dandogli del codardo.
Tre brevi esempi per mostrare come siano comuni le persone che sono sempre in competizione, perché pensano che il confronto con gli altri sia il metro per misurare il  proprio valore. Spesso queste persone non amano veramente ciò che fanno, ma lo fanno solo per emergere, per sentirsi importanti. Il più delle volte ottengono risultati superiori solo di poco alla media, ma li ingigantiscono per ingigantire la loro immagine: sono gli scarsissimi. Chi vale veramente non ha bisogno di dimostrare il proprio valore.

L’autostima da valori morali
Il lettore dovrebbe aver intuito che l’autostima deve provenire dal dentro di sé, per essere positiva e duratura. Purtroppo il passo più semplice è quello di limitarsi a considerare i valori morali come sufficienti per l’autostima del soggetto. Una persona onesta, buona, timorata di Dio ecc. può essere considerata oggettivamente una gran bella persona, ma spesso non possiede una buona autostima, anche se è immune dalle lusinghe del successo. Il motivo di ciò sta nel fatto che le sue qualità non sono esistenziali, sono piuttosto astratte e hanno punti di contatto discontinui con la realtà. In altri termini, l’essere onesti viene dimenticato o non viene impiegato per gran parte della propria giornata. A meno che il valore morale si trasformi in valore esistenziale (per esempio quando si associa a una professione amata e vissuta pienamente), non è in grado di costruire una buona autostima.
Cosa aggiungere ai valori morali?
L’autostima da valori esistenziali
Oggi il Well-being ha trovato un fattore comune fra tutte le persone che sono felici: la presenza di  oggetti d’amore. Questi diventano i valori esistenziali su cui si deve basare l’autostima del soggetto. Non sul successo, non solo sui valori morali, ma anche sui valori esistenziali, cioè sugli oggetti d’amore. Solo con questa rivoluzione è possibile costruirsi una buona autostima. Tutto qui? Sì, ma va compreso fino in fondo. Infatti:
moltissime persone hanno oggetti d’amore, ma finiscono per non usarli nella costruzione dell’autostima, continuando a ricercare il successo.
Altri non comprendono come inserire nella loro vita fattori comunque da considerare, cioè il successo e i valori morali; non comprendono che il successo, se viene, meglio è, ma non deve essere alla base della nostra felicità, il risultato è ininfluente, se si ama ciò che si fa. I valori morali servono perché alla fine facilitano la vita e ci permettono di crearci un nostro mondo dell’amore non vuoto e ci consentono di essere in pace con gli altri.
Se la nostra autostima non si basa sul fatto che noi sappiamo amare, siamo spacciati. Un uomo vale se sa amare. Senza oggetti d’amore che occupano prioritariamente il nostro cuore, c’è il buio.
Concludendo:
l’autostima che proviene dal dentro di sé si basa sui valori morali (onestà, bontà ecc.) e su quelli esistenziali (capacità di amare).